Onomaturgia per un’Aspirante Lotta di Classe


Primizie 🍎  Salgemma



Precarietà, produttività, flessibilità, contratto a chiamata, CEO, burnout, smart working…
Quante e quali parole definiscono oggi la nostra esperienza lavorativa?
Quante parole abbiamo a disposizione per descrivere le strutture di potere che attraversano i sistemi economici, sociali e produttivi del contesto lavorativo contemporaneo?
Entro quali geografie si muovono questi processi, e come si storicizzano nei corpi, nelle vite e nelle abitudini di chi lavora?

Con quali termini lavoratrici, freelance, operatrici e operatori culturali e non solo raccontano le proprie esperienze, le condizioni materiali, o denunciano le disuguaglianze e le mancanze di tutela che definiscono la nostra epoca?

Quali parole utilizziamo (o quali abbiamo perduto) per parlare di quella tensione collettiva che un tempo chiamavamo lotta di classe? Come definiremmo il ricatto dell’identificazione totale con la carriera?

I ridicoli appellativi anglofoni delle gerarchie aziendali ? È un limite o un vantaggio che la maggior parte delle riflessioni critiche sul lavoro, sulla precarietà e sulle nuove forme di sfruttamento cognitivo ed economico, arrivi a noi attraverso anglicismi che spesso disinnescano il potenziale politico delle parole e ne smussano l’urgenza?
Con il laboratorio di onomaturgia desideriamo accendere un dibattito in lingua italiana sul lessico del lavoro e sulla sua capacità (o incapacità) di nominare il conflitto, la fatica, la cooperazione e il desiderio di trasformazione.
Attraverseremo ciò che accade dentro le grandi catene produttive globali alle periferie del lavoro precario, per rintracciare le parole — ancora da inventare — che possano restituire forza, intervento e dignità alle nostre esperienze lavorative, modellando con maggiore precisione i nostri diritti e i nostri desideri.

Il laboratorio mira a individuare e nominare le asimmetrie, le posture di potere, le forme di sfruttamento e le strategie di resistenza che caratterizzano il lavoro contemporaneo, ma anche a immaginare nuove possibilità di alleanza e solidarietà.
Un piccolo prontuario sperimentale di smontaggio e riassemblaggio: coniare parole nuove per  rinnovare sensibilità e bisogni individuali o collettivi, diversificare strumenti di analisi, stimolare nuovi dibattiti, e smantellare comportamenti, discorsi o gerarchie ancora poco (o forse fin troppo) familiari.