ONOMATURGIA PRIMA DELLA QUIETE

“Onomaturgia prima della Quiete” é un progetto commissionato dal Piccolo Teatro di Milano in occasione di “Uno spettacolo per chi vive in tempi di estinzione”: una serie di 4 neologismi per riflettere, tra arte visiva e linguaggio, sulle possibilità espressive legate ai temi di identità, processi relazionali ed estinzione.

La Quiete, in questa mia declinanzione é da intendersi come una minacciosa staticità del linguaggio che non si rinnova e resiste al cambiamento, destinato a rendersi incompleto per la traduzione di un mondo che muta.
L'onomaturgia interviene prima di un'immobilità irreversibile.

Un grazie speciale a Tareq Tamimi




NEQUORENSIA (sostantivo)


Definizione:
Il termine esprime l’essenza dell’abbraccio mancato: la potenzialità inespressa, trattenuta e rimasta latente, di un affetto sentito ma non dimostrato attraverso la fisicità di uno specifico atto comunicativo non verbale, quale l'abbraccio.
Nequorensia descrive un’impalpabile incompiutezza: un’occasione venuta meno, un gesto irrealizzato, un atto che poteva essere e non è stato, assieme all’immota, conseguente, sospesa condizione che intercorre tra due soggetti, preclusi dal manifestare un attaccamento emotivo attraverso l'abbraccio.
Il significato di Nequorensia pone l’accento sulla natura episodica dell’evento – non sarebbe quindi indicato per descrivere una sistematica serialità di abbracci mancati, inoltre non interviene a specificare se questa possibilità estinta sia di genere intenzionale o accidentale, premeditata o spontanea, finanche ostacolata da agenti esterni.

É un termine privo di una precisa etimologia, la scelta attinge dalla ricerca di una sonorità dolce e

armoniosa. Alcuni suoni possono richiamare concetti, come :
ne- una lontananza, -quorensia richiama uno stato del cuore.


Esempi:
- “Dopo aver chiesto scusa all’amata, O. cercò una consolatrice conferma di perdono nelle sue braccia ma rimase deluso da un'imperturbabile nequorensia.”

- “Si erano sempre piaciuti ma non avevano l’ardire a sfiorarsi, seppur morissero dalla voglia di tenersi stretti, fu quel senso di pudore a congelarli: così più del coraggio poté la nequorensia. Eppure, dopo qualche istante, capitolarono lasciandosi trasportare in un lungo abbraccio.”




Irelundi (sostantivo)

Termine speculativo per indicare una futuribile quanto scongiurabile estinzione dello strumento comunicativo umano quale il linguaggio verbale (orale e scritto - segni vocali e grafici).

Irelundi non si riferisce alla perdita accidentale della proprietà linguistica di un singolo,
alla riduzione del numero di parlanti nativi in favore di un soppiantamento dato da lingue dominanti, o alla rimozione violenta di un solo idioma, indica una volontaria astensione dell'utilizzo della facoltà linguistica da parte di tutta la comunità umana di parlanti.

Irelundi rappresenta il risultato metaforico di un distopico tilt comunicativo tra locutori :
l'azione del parlare e scrivere in un futuro pre-Irelundico creerà più danni che facilitazioni, più incomprensione che convergenze, diventando pertanto una minaccia per la convivenza e lo sviluppo interattivo di un'intera comunità.

Il linguaggio verbale e scritto, uno dei tratti più cospicui della specie umana e millenaria convenzione di trasmissione e traduzione del mondo, diventa strumento obsoleto per affrontare imminenti, perpetui mutamenti esistenziali e ambientali, si rende incapace di comunicare pensieri su realtà interiori o esteriori, cessa il suo rapporto di fiducia con i parlanti facendo collassare i loro desideri, esigenze, vocazioni di essere compresi attraverso questo strumento.

Irelundi é un patto di non belligeranza, una negoziazione auto imposta perché l'essere umano si garantisca la sopravvivenza.

Il suo etimo non é riconducibile a nessuna lingua naturale o artificiale, non possiede una genealogia, si fonda meramente sulla ricerca del suono prodotto.

Irelundi é un neologismo che desidera ragionare su se stesso, l'invenzione di una parola che decreta ipoteticamente la fine di se stessa.

Esempi :

– Se mai un giorno arriveremo all'Irelundi, forse potremo tornare a capirci con gli altri animali, poiché forse fu il verbo, quel prodigio tecnologico nato per imitazione tra simili, ad averci confinato in quella roccaforte di prepotenza e superiorità verso altre specie.

–   Come disse una volta un mio docente “Tutto il mondo crede che il disastro planetario sarà causato dal collasso climatico ed economico. Si sbagliano. Il disastro sarà comunicativo”.

Pensa uscire di casa un giorno e non riuscire più a capirti con nessuno. Chiedere “aiuto” e non trovare chi possa interpretare più il suo significato. Questo é l'Irelundi.

– Il dibattito sul politicamente s/corretto, il discorso d'odio, l'ermetismo e la privatizzazione degli idiomi da social network, sono quei fenomeni linguisitici che mi fanno presagire un possibile Irelundi, e che fanno trapelare un desiderio di annichilmento irreprimibile.





IMPORTUQUIRE (verbo)
IMPORTUQUENZA (sostantivo)

Definizione :

Il termine vuole precisare delle particolari categorie di domande conversazionali che si esprimono attraverso delle intempestive dimostrazioni di apparente interessamento, per lo più superficiale e approssimativo, che rimarcano una presunta diversità e asimmetria tra interlocutori.
Importuquire significa arrecare disturbo nei confronti della persona chiamata a rispondere forzandola implicitamente a dover autoindagare, giustificare, spiegare, far coincidere artificialmente delle aspettative preconcettuali e degli stereotipi mediocri, legati all'intima identità del soggetto verso cui si pone la domanda.
Sovente questo genere di quesiti non presta particolare interesse alle risposte, quanto più si accompagna a una manifestazione di intervento quasi impulsivo di fronte a un'inusualità - percepita come tale - da chi importuquisce.

Il termine richiama la parola «importuno», che arreca disturbo, e il verbo quaerĕre in Latino «chiedere, cercare».
La persona che importuquisce è importuquerènte - o importuquente per abbreviare.
La facoltà di essere importuquenti é l'Importuquenza.
Il verbo si coniuga allo stesso modo di “interloquire”.

Esempi di domande importuquenti con esempio di utilizzo del termine:

– “Che nome strano che hai, di dove sei?”
– "Mio padre é Egiziano e mia madre é Italiana”
– "Ah ok, ma sei musulmana o sei cristiana?"

– “Quanti anni hai?”
– "Ho compiuto da poco 36 anni”
– “Beh hai già un certa età, quando intendi fare figli?"

– Ogni volta che mi reco in un ufficio pubblico c'é sempre qualcuno che mi importuquisce quando guarda il mio aspetto e mi sente parlare, infatti allo sportello non poteva mancare un “ma parli l'Italiano meglio di me, da quanti anni sei in Italia? E io come al solito ho risposto “Veramente, sono nato qui, c'é scritto sulla carta d'identità che ha appena letto...”





TECUE (aggettivo)

La condizione tecue consiste nel farsi minori/subalterni rispetto all'utilizzo della lingua Italiana (quando nativa) in favore di uso e abuso di anglismi perché essi conferiscano un presunto spessore al discorso e al concetto esposto, spesso inficiando chiarezza comunicativa.

E' da precisare che l'atteggiamento tecue non propende a un reale bilinguismo :
tecue significa “celarsi” dietro a un termine anglofono dando luogo a interferenze superflue e vuoti di significato all'interno dei processi di auto-consapevolezza linguistica.

Tecue significa lasciare che, per tendenza, inganno o supina indolenza, una lingua dominante parli per noi, senza interrogarsi su come questo atto di ventriloquismo possa tradurre la nostra realtà.

Il termine tecue non critica solo l'utilizzo dell'anglismo come unità singola e sporadica all'interno di un discorso, ma pone attenzione sulla misura e quantità di anglismi erogati in una frase o in un intera dissertazione al punto da diventare parossistico.

L'attitudine tecue testimonia una progressiva perdita di interesse nel voler raccontare o compiere lo sforzo di tradurre la contemporaneità in lingua Italiana, ad esclusivo e crescente appannaggio di un'altra dominante (per ragioni culturali, politiche ed economiche).

Il termine infine desidera interrogarsi su come anglismi e prestiti di necessità interferiscano, modellino e alterino il pensiero laddove non venga elaborato un corrispettivo in lingua italiana.


Esempi e modi di impiego della parola :

– Il tokenism, assieme al politically correct, é un topic molto dibattuto all'interno dei contesti contemporanei, sopratutto sui social media e nella fashion industry.

– Si parla molto di pratiche di decolonizzazione in ambito artistico, letterario e politico, ma credo che la continua ascesa dell'idioma inglese, come lingua franca che imperversa a frammenti e briciole nei nostri dialoghi, sia invece sintomo di una parziale e insincera decolonizzazione del nostro immaginario.


– Quasi la maggioranza degli ambienti culturali e lavorativi Milanesi ha il difetto ostentare una parlata tecue, abusando di così tanti termini inglesi da far risultare il discorso ai limiti del ridicolo.

– Ho notato come tante persone si nascondano in modo tecue di fronte a parole di cui conoscono poco il significato, delegando all'inglese parole come accountability e advocacy che alla fine non saprebbero nemmeno come tradurre...




Onomaturgia Prima delle Quiete é stata presentata durante l’evento pubblico
Parole in pubblico | Diversificare la narrazione #1 | Linguaggio
organizzato dal Teatro Piccolo di Milano
9 Marzo 2022 | Chiostro Nina Vinchi






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